Cuoco professionista: c’è una norma che lo definisce. E CIGAC è tra chi può attestarne la qualificazione

Per anni ce lo siamo sentiti dire in tutti i modi: “cuoco lo può fare chiunque”. Vero, sulla carta. La ristorazione rientra tra le attività professionali non regolamentate: niente albo, niente ordine, niente esame di Stato. Ma non regolamentata non significa senza regole, e soprattutto non significa senza standard.
La UNI 11833: il mestiere del cuoco ha finalmente una carta d’identità
Dal 2021 esiste la norma UNI 11833 “Attività professionali non regolamentate – Cuoco professionista – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza”, elaborata dalla commissione Agroalimentare dell’Ente Italiano di Normazione.
La norma definisce due figure precise:
Il cuoco professionista, che opera nella ristorazione fuori casa, nell’industria alimentare e nella formazione di settore: realizza ricette e menù, seleziona e gestisce le materie prime, cura conservazione e rintracciabilità, padroneggia tecniche di cottura tradizionali e innovative, lavora in brigata nel rispetto di igiene, sicurezza e qualità del servizio.
Il cuoco professionista chef, con un livello superiore di autonomia e responsabilità: progetta l’offerta gastronomica, gestisce fornitori e flussi di approvvigionamento, coordina e forma la brigata, pianifica turni e reparti, gestisce le comande e gli imprevisti del servizio, definisce i prezzi dei piatti e misura la soddisfazione del cliente.
Chi ha fatto anche solo una stagione dietro un pass sa che questa non è teoria: è la fotografia esatta di quello che succede ogni giorno in una cucina vera. Compiti, conoscenze e abilità sono descritti in coerenza con il Quadro Nazionale delle Qualificazioni (QNQ), quindi con un linguaggio riconosciuto a livello nazionale ed europeo.
E qui entra in gioco CIGAC
La Legge 4/2013 sulle professioni non organizzate in ordini o collegi ha previsto un sistema preciso: le associazioni professionali possono iscriversi negli elenchi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT).
CIGAC – Confederazione Internazionale è iscritta al MIMIT nella Sezione II, quella delle associazioni autorizzate a rilasciare l’Attestazione di qualità e qualificazione professionale dei servizi prestati dai propri iscritti.
Non è un dettaglio burocratico. La Sezione II è il livello che comporta la maggiore assunzione di responsabilità da parte dell’associazione: significa garantire verso l’utenza – ristoratori, aziende, istituzioni, clienti finali – che i professionisti attestati possiedono realmente le competenze dichiarate. Più responsabilità per noi, più garanzie per chi assume o si affida a un nostro iscritto.
Cosa cambia, in concreto, per un professionista della cucina
- Riconoscibilità. L’attestazione CIGAC permette di qualificarsi con un riferimento ufficiale, verificabile negli elenchi ministeriali. In un mercato dove tutti si dichiarano “chef”, la differenza la fa chi può dimostrarlo.
- Standard oggettivi. Con la UNI 11833 come riferimento, le competenze non sono più una questione di opinioni o di follower sui social: ci sono requisiti misurabili di conoscenza, abilità e autonomia.
- Tutela dell’utenza. Il ristoratore che assume, la scuola che seleziona un docente, l’azienda che cerca un consulente hanno uno strumento in più per scegliere professionisti veri.
- Dignità del mestiere. In un settore che soffre una cronica carenza di personale qualificato, dare valore formale alle competenze è anche il modo più serio per attrarre e trattenere i giovani in cucina.
La posizione di CIGAC
Lo diciamo da sempre, e lo diciamo per esperienza diretta maturata in decenni di sale e cucine: la ristorazione italiana non ha bisogno di retorica, ha bisogno di professionalità riconosciuta e certificabile. La UNI 11833 fissa lo standard; l’iscrizione di CIGAC al MIMIT in Sezione II ci mette nelle condizioni – e nella responsabilità – di attestarlo.
Chi lavora seriamente in cucina merita che il suo mestiere sia trattato da professione. Noi ci siamo, con gli strumenti giusti e con le carte in regola.